Un cambiamento che precede la Gen Z
La ricostruzione storica Istat colloca la pratica sportiva continuativa in Italia al 2,6% nel 1959 e al 30,3% nel 2025. La rilevazione Istat per il 2024, con un perimetro definito sulle persone di almeno 3 anni, indica il 28,7% di praticanti continuativi e il 37,5% se includiamo la pratica saltuaria. Sono misure diverse: ogni confronto richiede attenzione a popolazione e definizione.
Questo lungo aumento non può essere attribuito a una singola generazione. Cambiano tempo libero, reddito, istruzione, accesso alle strutture, partecipazione delle donne e l’idea stessa di allenarsi per la salute.
Gli anni Ottanta come precedente
I CDC descrivono un “fitness boom” statunitense negli anni Ottanta. È un richiamo utile per ricordare che la cultura della forma fisica esisteva ben prima dei social. Non lo usiamo per sostenere che la stessa causa economica sia all’opera oggi: Stati Uniti di allora e Italia di oggi non condividono automaticamente mercato, abitudini o popolazione.
Per sapere se la crisi economica alimenta o frena l’attività fisica occorrerebbe confrontare nel tempo persone simili, costi, reddito disponibile e accesso allo sport. Una coincidenza tra due date non dimostra una causa.
Il dato che complica la storia
Nel 2025, secondo Istat, pratica sport con continuità il 42,5% dei laureati, contro il 12% delle persone meno istruite; il dato risente anche delle differenze di età. La tendenza generale convive quindi con un forte divario sociale.
Il segnale da seguire nei prossimi anni è se l’aumento si distribuisce anche tra chi ha meno risorse e in aree meno servite. È un indicatore più informativo della sola crescita degli abbonamenti a una palestra.
